Legislatura 16º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 404 del 14/07/2010 SENATO DELLA REPUBBLICA------ XVI LEGISLATURA ------
404a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 14 LUGLIO 2010
(Antimeridiana)
(2228) Conversione in legge del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica
CABRAS (PD). La sostanziale negazione da parte del Governo della realtà e della cogenza della crisi ha portato ad un progressivo consumarsi dell'avanzo primario che il Governo Prodi aveva faticosamente ricostituito, mentre oggi gli obiettivi del pareggio di bilancio e di riduzione del debito allora fissati per il 2011 appaiono irraggiungibili. Il dissesto della finanza pubblica e la naturale tendenza alla protezione del risparmio da parte delle famiglie impediscono all'Italia di attuare quelle politiche anticicliche e di sostegno alla crescita che invece altri Paesi hanno potuto attuare. Stupisce poi che un Governo finora fondamentalmente euroscettico indichi nell'Europa un punto di riferimento primario cui informare la propria politica economica, mentre si deve segnalare, in particolare ai senatori della Lega Nord che sostengono questo Governo, come alcune decisioni della manovra siano in patente contraddizione con una effettiva attuazione della legge sul federalismo, che viene messo in crisi innanzitutto sotto il profilo politico-istituzionale. È inoltre grave che una decisione economica della portata della manovra in esame sia sottratta ad una discussione attenta ed approfondita da parte del Parlamento. (Applausi dai Gruppi PD della senatrice Giai). CABRAS (PD). Signora Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, svolgerò pochissime considerazioni in una circostanza, come quella nella quale ci troviamo, in cui ognuno di noi si sforza prevalentemente di dare un senso al funzionamento di questa istituzione e anche - perché no - al nostro ruolo e alla nostra funzione.
È noto che il Senato è impegnato da più di un mese nell'esame di una manovra, esame che si è concentrato fondamentalmente in Commissione bilancio e che ci vedrà, con un voto di fiducia annunciato, prendere una decisione finale senza una discussione attenta e approfondita, contrariamente a quanto ha detto il relatore ieri mattina. Non ho notato infatti una discussione attenta e approfondita; ho semmai colto una situazione nella quale si è sviluppato un dialogo tra sordi: da una parte il Governo, che ha assunto le decisioni, dall'altra il Parlamento, prima di tutto il Senato e poi, come sappiamo, la Camera, alla quale, se le previsioni fatte finora si avvereranno, non sarà consentito di cambiare una virgola della decisione che il Senato adotterà a conclusione di questa discussione.
Ebbene, mi pare di poter dire, almeno per la mia conoscenza, che siamo in presenza di una decisione su una manovra economica di tale portata assunta con modalità di dibattito in Parlamento che non si nono mai registrate. Questa è una prima considerazione.
La seconda annotazione è che la buona stella alla quale si era affidato il Presidente del Consiglio quando affermava che in fondo la crisi era più un fattore psicologico che un fatto reale in realtà si è rivelata una stella cattiva o inesistente: è stata una scelta sbagliata, dalla quale è disceso direttamente il consumarsi inesorabile di quell'avanzo primario che era stato faticosamente reimpostato dalla prima manovra economica del Governo Prodi. Ricordo che in base a quella manovra l'anno prossimo, nel 2011, avremmo dovuto registrare il pareggio di bilancio: ahimè, siamo molto lontani da tale traguardo e ancor più lontani da quell'obiettivo di riduzione del debito che é, come sappiamo, il peso preponderante che sta sulle nostre ali.
Insomma, siamo dinanzi a questa situazione: gli altri Paesi hanno potuto sviluppare politiche pubbliche anticicliche perché, potendo contare su una finanza pubblica più sana della nostra, hanno messo in moto risorse per sostenere la crescita in una situazione difficile e recessiva; noi a questi strumenti non abbiamo potuto ricorrere perché non avevamo risparmio nella finanza pubblica. Certo, il risparmio lo fanno le famiglie, ma ovviamente non potevamo utilizzare il risparmio delle famiglie per sviluppare una politica anticiclica. Anzi, le famiglie generalmente hanno sviluppato al contrario un'azione molto protettiva dei loro risparmi in questi mesi, in qualche modo determinando una situazione ancora più difficile.
La terza annotazione è la seguente: l'Europa, che un tempo era la causa di tutti i nostri mali, con questa manovra è diventata salvifica: meno male che c'è l'Europa che ci dice quanto dobbiamo tagliare e di quanto dobbiamo correggere. E finalmente sviluppiamo in quel livello istituzionale un'azione, che voglio qui sottolineare, positiva da parte del Governo italiano, che appartiene a quella schiera di Governi dell'Unione che spinge per la realizzazione degli eurobond, e quindi perché si vada verso un bilancio dell'Unione europea che abbia la capacità di sviluppare azioni politiche indispensabili e necessarie in una fase come questa, senza ricorrere a interventi straordinari come quelli che si sono verificati nei confronti della Grecia, che ha visto tutti i Governi disponibili mettersi le mani in tasca per dare qualcosa per aiutare quel Paese.
Quarta considerazione, prima di avviarmi alla conclusione del mio intervento: il federalismo, questo sconosciuto o questo conosciuto! Non si sa, non si capisce. Io appartengo a quella schiera di parlamentari e di politici che pensano che il federalismo non è mai stato una questione di risorse e nemmeno oggi è questione di risorse. Quindi, non mi iscrivo a quella schiera di coloro che affermano che con questa manovra abbiamo ammazzato il federalismo. Non è così! Il federalismo è una questione prima di tutto politico-istituzionale e la crisi del federalismo semmai va letta nei comportamenti che il Governo sviluppa quando nella manovra economica assume decisioni che tradiscono le affermazioni presenti nella relazione qualche giorno fa approvata dal Governo in attuazione della legge sul federalismo. Questo è un interrogativo sul quale vorrei in futuro aprire una discussione più libera, con i nostri colleghi della Lega che si sono intestati il federalismo ma che stanno sostenendo decisioni del Governo che lasciano intravedere un futuro quanto meno più difficile per il federalismo stesso.
Infine, penso che non possiamo continuare a comportarci come se qui fossimo nel Parlamento britannico, senza averne le medesime regole. Abbiamo iniziato la nostra attività legislativa con il famoso decreto-legge n. 112 del 2008, che ha anticipato la finanziaria sul quale poi è stata puntualmente posta la fiducia. Abbiamo discusso la finanziaria, stiamo discutendo questa manovra, con i caratteri che ho ricordato. A questo punto, se siamo messi di fronte ad una proposta del Governo che si può o prendere o respingere, senza poterla minimamente valutare, avanzo una riflessione a tutti noi: proviamo a discutere in Parlamento - prima, nel confronto parlamentare - di cosa deve fare il Governo quando deciderà in via definitiva se la maggioranza ha deciso di rinunciare totalmente alle sue prerogative, è una sua libera scelta, ha il conforto della maggioranza degli italiani. Ma l'opposizione non vi ha rinunciato: quindi, vorrebbe evitare di ritrovarsi nel corso delle prossime occasioni sempre davanti ad una manovra, «prendere o lasciare» senza che vi siano regole istituzionali che informino questa procedura, come per esempio avviene in altri Paesi.
(Applausi dai Gruppi PD e della senatrice Giai).
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